mercoledì 29 aprile 2015

Una modellizzazione di funzionamento di un mercato inquinato da criminalità, di Riccardo Achilli



Due economisti, il cinese Choi ed il tedesco Thum, hanno costruito nel 2001 un modello generale di funzionamento di un mercato pubblico caratterizzato da corruzione o da racket/estorsione. L'ipotesi di partenza è che un imprenditore deve acquistare e rinnovare un permesso amministrativo per esercitare la propria attività, versando la mazzetta al funzionario pubblico corrotto, sia in fase di primo acquisto dell'autorizzazione, che di suo aggiornamento. Mutatis mutandis, tale modello è applicabile anche al caso di un imprenditore che deve pagare, ad una organizzazione mafiosa, il racket per entrare e rimanere sul mercato.

In questo mercato, dunque, si verifica una condizione di concorrenza imperfetta. C'è infatti una barriera all'ingresso, che fa sì che soltanto le imprese che possono o vogliono pagare la mazzetta vi entrino. In un certo senso, quindi, la presenza del costo legato alla mazzetta seleziona le imprese che entrano nel mercato. Ci troviamo quindi in una situazione prossima all'oligopolio.

Come dimostrano Hall, Hitch e Sweezy, la curva di domanda, che lega il prezzo alla quantità domandata, su un mercato oligopolistico, è ad angolo, e non è quindi continua. L'angolo corrisponde al prezzo ed alla quantità di equilibrio che si vengono a creare sul mercato. Il prezzo, fissato per coprire tutti i costi e per garantire un margine di profitto, non aumenta, perché l'aumento stabilito da una impresa non sarebbe seguito dai concorrenti, mentre una eventuale diminuzione non coprirebbe il costo ed il margine di profitto prefissato. 

 Una curva di domanda che mette in relazione prezzo e quantità venduta può essere trasformata mettendo in relazione profitto (che è il prodotto del prezzo per la quantità), rappresentata nelle ordinate del grafico sottostante con la variabile v, e numero di imprese che entrano nel mercato, rappresentata in ascissa con la variabile n. La relazione è decrescente, perché all'aumentare del numero di imprese che entrano nel mercato, il profitto unitario tende a diminuire per via della maggiore pressione concorrenziale. La curva è quindi, come detto, ad angolo. 


 In presenza di un costo fisso derivante dalla mazzetta, il punto di equilibrio del mercato si verificherà in corrispondenza del punto angolare, dove entrano i ¾ delle imprese che entrerebbero in condizioni di mercato senza pagamento della mazzetta. Tale valore è infatti il più alto che il mafioso può fissare senza indurre un eccessivo e troppo rapido calo dei profitti delle imprese, che determinerebbe un disincentivo ad entrare sul mercato. 

In assenza della mazzetta, la curva traslerebbe verso l'alto, per una distanza verticale pari all'importo della mazzetta stessa, perché a parità di numero n di imprese operanti sul mercato, il profitto aumenterebbe per un importo pari al costo risparmiato della tangente, come da immagine sottostante. La curva più spessa rappresenta lo spostamento in avanti derivante dall'assenza del pagamento della mazzetta. Come è possibile vedere, con la curva priva del costo della mazzetta, il numero di imprese, pari a 1 (il 100% delle imprese che potenzialmente vogliono entrare sul mercato) è superiore al valore di ¾ (cioè solo il 75% delle imprese che potenzialmente vogliono entrare nel mercato) legato alla presenza del costo del pagamento della mazzetta. 


   Se ne ricavano tre conseguenze:
- la presenza di corruzione o racket genera una situazione economicamente inefficiente, riducendo il numero di imprese che potrebbero operare sul mercato se non dovessero pagare un costo estorsivo. Quindi la presenza di criminalità riduce crescita ed occupazione;
- vi può essere un interesse collusivo delle imprese ad alimentare il meccanismo corruttivo o estorsivo: per quanto esso sia un costo per le stesse, ha il vantaggio di impedire a dei potenziali concorrenti di entrare sul mercato, facendo quindi crescere, per il minor numero di imprese presenti, il profitto unitario. Se il maggior profitto unitario legato al minor numero di imprese è superiore all'entità del costo estorsivo da pagare, le imprese possono colludere con l'organizzazione criminale (o il funzionario corrotto) per tenere in piedi il meccanismo illegale. Ciò spiega la condotta cooperativa del privato nelle fattispecie di corruzione, ed anche l'omertà che spesso proviene dalle imprese sottoposte a racket;
- infine, l’entità della mazzetta imposta dal mafioso è una funzione del valore (profitto d’impresa) immediatamente precedente al «precipitare» della funzione che lega il valore al numero di imprese operanti sul mercato. Ciò significa che se il criminale “sbaglia” per eccesso nella fissazione della mazzetta, facendo precipitare le imprese vittime nella parte più discendente della curva, quindi provocando un eccessivo taglio del profitto, si genera un incentivo a denunciare il criminale da parte dell'impresa taglieggiata. Quandi la fissazione dell'entità della mazzetta è una attività complessa, che richiede una buona conoscenza del mercato, e che deve realizzare un equilibrio fra massimizzazione del reddito illegale per il criminale, e salvaguardia di un livello minimo di profittabilità per le imprese vittime.